La stampa digitale differisce dalle tecniche tradizionali per diverse prerogative. Tra queste spiccano il collegamento diretto alla sorgente dei contenuti, ovvero al computer e agli applicativi grafici, e la versatilità d’uso, riconoscibile in una più rapida impostazione dei parametri e nella varietà di supporti utilizzabili.
Per ottenere i risultati migliori, cioè i più attendibili nel rispetto delle caratteristiche del progetto originale, è uso comune linearizzare il flusso di lavoro mediante calibrazioni di alta precisione. Si tratta di diverse tipologie di prove di stampa atte a identificare le caratteristiche di macchina, inchiostro e supporto per una perfetta messa a punto.

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Il feedback di queste prove è valutato grazie a strumenti di lettura come spettrofotometri e densitometri, occhi elettronici assolutamente imparziali e “di più ampie vedute” rispetto ai sensi umani, che valutano numericamente ogni caratteristica dello stampato. Queste procedure sono ereditate dal mondo della stampa tradizionale, sistemi più aperti e complessi che, per il proprio connubio di potenza qualitativa e produttiva, ne godono pienamente, arrivando a quell’onorificenza tecnica definita comunemente certificazione. I processi di certificazione necessitano di operatori esperti, di attrezzature sofisticate (e costose) e di una non trascurabile dose di tempo e materiali.
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