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Il libro
Manifesto Amplificato dell’Arte Digitale Figurativa
Edizione: 2.2.1
Pagine: 64
 ISBN 9781445224251
Copyright:
Massimo Cremagnani – Capitolouno
Creative Commons 3.0

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0

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Pubblicato il 4 novembre 2009

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Che cos’è l’Arte Digitale?

Quando a metà degli anni ’90 iniziai la mia ricerca sull’Arte Digitale ero spinto principalmente da una forte dose di curiosità e dal desiderio di affrontare uno stile ancora inesplorato.

Ben presto però, a questi stimoli si aggiunsero i dubbi: molti erano i detrattori del digitale come espressione artistica, persone più o meno competenti che criticavano l’artificiosità delle immagini e alcune proprietà tipiche di ciò che veniva realizzato al computer piuttosto che a mano libera.

Confrontando la nuova Arte con la pittura, gli argomenti principalmente confutati erano l’assenza di un tratto personale, la bassa risoluzione delle immagini (la potenza di calcolo era molto inferiore a quella odierna) e la mancanza di presenza fisica del colore.

Tutte queste obiezioni possono tuttora apparire fondate, purché si parta dal presupposto di confrontare la figurazione digitale con la Sacra Arte della Pittura. Questo errato presupposto è tristemente diffuso per via dei numerosi e fallimentari tentativi di simulazione ed emulazione delle tecniche pittoriche tradizionali: fotografare un quadro, ritoccare la foto e stamparla in digitale; utilizzare filtri “artistici” per imitare la pennellata di Van Gogh o il puntinismo di Seurat; affidarsi a software specifici per “dipingere” ad acquarello e poi stampare su carta cotone… Tutte esperienze reali, che ho visto praticare da artisti anche di un certo rilievo, senza vergogna alcuna.

Così come era accaduto per la fotografia cento cinquant’anni prima, una nuova forma d’Arte veniva denigrata perché paragonata a un’altra esistente, anziché essere considerata un’innovazione a sé.

A questo punto, mentre stavo acquisendo una buona dimestichezza con gli strumenti digitali, lo scopo della mia ricerca si sdoppiò: da un lato stavo cercando un mio stile personale (quello che alcuni ritenevano impossibile con il digitale) e dall’altro quello di stabilire se e come l’Arte Digitale Figurativa avesse senso di esistere ed essere dunque apprezzata come Arte.

Lo scopo era di stabilire se e come l’Arte Digitale Figurativa avesse senso di esistere ed essere dunque apprezzata come Arte

La ricerca era facilitata dalla mia collaborazione con la rivista Computer Graphics & Publishing, ora estinta, per la quale avevo creato la rubrica “Computerarte?”. La presenza del punto interrogativo evidenziava lo spirito indagatorio su ciò che stava emergendo, sia dal punto di vista tecnico che da quello creativo.

All’interno della rubrica pubblicai un primo Manifesto dell’Arte Digitale. Dovevo rispondere qualcosa ai detrattori, e allo stesso tempo prendere le distanze da chi effettivamente abbassava il livello. Il testo era molto più sarcastico dell’attuale, forse meno costruttivo ma più poetico.

Il primo Manifesto dell'Arte Digitale

Al termine di quella prima esperienza raccolsi i risultati nella mia tesi di laurea Arte Digitale Capitolo I, presentata all’Accademia di Brera nel 1999 e premiata con il massimo dei voti. Ma la ricerca non era finita – se mai finirà – e continuai così a sperimentare e a confrontarmi con altri artisti.

Verso la metà degli anni 2000 la maggior parte delle confutazioni era stata risolta.

  • Avevo raggiunto uno stile personale, così come altri artisti avevano raggiunto il loro
  • La tecnologia permetteva immagini sempre più grandi e definite, sia nel momento creativo (a schermo) che nella realtà (in stampa)
  • La presenza materica del colore poteva essere realizzata con certi tipi di inchiostri o altri escamotage più artigianali (dei quali non sono un gran sostenitore)

Ma soprattutto continuavo a inventare o a scoprire degli aspetti estetici innovativi, diversi da qualunque altra formula artistica, scegliendo con cura il tipo di elaborazione dell’immagine e l’abbinamento tra le stampanti e i relativi inchiostri con supporti non convenzionali.

Tutto questo portò alla risposta definitiva: l’Arte Digitale Figurativa può avere un’identità, purché l’uso del digitale sia apertamente differenziato dalle altre forme d’Arte.
O meglio, come esordisce il Manifesto:

Con Arte Digitale Figurativa intendiamo quelle opere statiche, dinamiche o interattive che presuppongano la necessità di strumenti digitali per la propria realizzazione, ove altri metodi non porterebbero un simile o altrettanto efficace effetto estetico.

Il Manifesto continua quindi con altri nove punti chiave, suddivisi in tre terzine.

  • La prima sancisce l’importanza innovativa degli strumenti digitali e il loro legame con la cultura e la creatività contemporanee.
  • Nella seconda terzina mi concentro sull’Artista, figura chiave al quale servono un nuovo codice deontologico e una ricerca costante per apprezzare i vantaggi del digitale senza cadere nelle facili trappole del naïf.
  • In ultimo mi dilungo sulla necessità di identificare l’Arte Digitale il più possibile, differenziandola tanto dalle Arti Classiche quanto dalle Arti Grafiche legate alla comunicazione visiva .

Manifesto – Poster

La prima versione del Manifesto Amplificato in versione poster.

Arricchito da alcuni approfondimenti, fu prodotto in 100 copie su carta pregiata e distribuito in occasione di eventi artistici.

Scaricalo gratis e condividilo col mondo!

Licenza Creative Commons

Dopo la prima versione “poster”, il Manifesto è stato pubblicato a più riprese dalla rivista Computer Arts, integrando il decalogo con un excursus sulla mia variegata esperienza artistica, un dibattito sul significato dell’Arte Digitale tratto da un forum e alcuni consigli per i lettori.

Il Manifesto nella pubblicazione su Computer Arts

A dieci anni di distanza dal mio primo Manifesto – e dopo dieci anni di ricerca – decisi di raccogliere l’esperienza maturata in un unico volume, in una versione ancora più amplificata.

Al testo originale ho aggiunto la necessaria introduzione, perché non è un testo “leggero”.

L’ho rafforzato con cenni storici, citando doverosamente i miei precursori.

Ho illustrato i dieci dogmi nel dettaglio, abbinando a ognuno di loro una mia opera, o meglio, il dettaglio ingrandito di un’opera, così che il senso di uno stile digitale fosse più chiaro e raggiungibile.

Mi auguro di lasciare un documento di studio utile e interessante, forse l’unico su una forma d’Arte che in pochi anni è passata da incompresa a scontata senza ricevere la dovuta attenzione.

Grazie per l’attenzione e buona lettura

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