La ricerca artistica di Massimo Cremagnani, dopo anni di studio sulle tecniche più classiche della pittura e delle arti figurative, indaga ormai da tempo sulla coerenza e sulle peculiarità dell’espressività digitale, nel tentativo di conferire a quest’ultima una valida identità espressiva.
Affascinato dai concettiinseparabili di evoluzione umana e tecnologica, l’artista gioca con una raffinata elaborazione estrema di immagini casuali o ricercate, considerando le piene potenzialità – spesso improprie – dei sistemi informatici, dall’acquisizione all’esposizione. Consapevole dell’incessante progresso tecnologico legato a questa forma d’arte, racchiude le sue esperienze sotto il marchio “Capitolouno”, almeno fino a quando ci considererà ancora all’inizio di questa linea espressiva.
Il primo passo significativo viene fatto nel 1998 con la concretizzazione dell’Homo Sapiens Marsupialis – ovvero il Nudo con le mani in tasca – in cui, attraverso un fotoritocco iperrealistico e lo studio del metacomportamento, si cerca di comprendere se Madre Natura sia ancora in grado di stare al passo con i ritmi del progresso umano. Le opere, proposte prima al Palazzo della Permanente di Milano, vengono poi richieste dalla Galleria Art Kiosk di Bruxelles, per una collettiva cui partecipavano artisti del calibro di Orlan e Dinos e Jake Chapman.

Ma la noia imposta dalla stereotipizzazione forzata di una comunicazione globale impreparata e ineducativa porta Cremagnani verso una ricerca etica della professionalità dell’artista. Le ricerche sul ribaltamento dell’iter creativo, sulla conoscenza approfondita dei (sempre) nuovi strumenti e sull’evoluzione della percettività si pongono come elementi complementari di uno stile unico ma in continuo sviluppo, e di una nuova estetica.
Le sperimentazioni sull’acquisizione, sul segno dato da algoritmi di elaborazione come dai differenti sistemi di stampa o di esposizione, sulle nuove cromatologie sono confermate dalle numerose opere della serie DEE, in cui misteriose figure femminili – eterne protagoniste del lavoro dell’artista – vengono stravolte da una pittura surreale fondata su una particolareggiatura digitalmente fiamminga, quasi barocca. Il quadro si scompone così in differenti livelli percettivi, in cui figurazione, astrazione, sensazione cromatica e compositiva convivono e si rincorrono al ritmo dello spettatore.
Negli ultimi tempi, le energie dell’artista sono rivolte allo studio di metodi concettuali di gestione digitale della mente (e del corpo) umano, e alle possibilità cromatiche avanzate della stampa laser.

Massimo Cremagnani vive e lavora a Milano.

Parte della sua ricerca è stata a lungo pubblicata dalle riviste Computer Graphics & Publishing, Graph Creative e Fotocomputer. Attualmente collabora con Computer Arts e Graphicus

Tra le sue collaborazioni professionali, ricordiamo le aziende Chanel, Natuzzi, Tetrapak e McDonald’s.

 

 

 

 
     
 
     
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